Informatica

Test: Red Star 3.0

Come promesso nel post precedente, oggi vi porto il test di un software particolare. Si chiama Red Star 3.0 ed è il sistema operativo preinstallato su tutti (o comunque la maggior parte) dei computer della Corea del Nord.

Voluto dal demente che comandava prima, nonché padre dell’attuale idiota, nel 2002, Red Star è basato su Linux Fedora con le (ovvie) modifiche che vedremo in seguito.

Perciò, munito dell’attrezzatura necessaria, andiamo ad analizzarlo.

Va detto fin da subito che l’intero sistema è stato personalizzato a tal punto da renderlo al 98% identico a macOS di Apple. Non si sa perché ma lo hanno fatto, forse perché a qualcuno piacciono i prodotti americani nonostante l’odio apparente di facciata.

Si inizia con una schermata di benvenuto talmente chiara che pure lo Yeti potrebbe capirla se solo sapesse leggere

 

 

Visto com’è semplice? C’è tutto scritto lì. Ovviamente è presente una sola lingua, e tocca a voi scoprire qual’è.

Si prosegue con un semplice avviso e poi si va avanti

 

 

Nella schermate successive si sceglie l’hard disk su dove installare Red Star e poi si procede alla sua formattazione automatica

 

 

 

Piccola nota: non si capisce per quale motivo una distro Linux dovrebbe essere installata su una partizione HFS o HFS+ (tipiche dei Mac) ma tant’è… EXT3 e si va avanti con la scelta del nome dell’account, della password e di una eventuale immagine da associare al tutto

 

 

Ora viene la scelta della connessione Internet… che è una barzelletta visto che in Corea del Nord Internet come lo conosciamo (e usiamo) noi semplicemente non esiste. Esiste una Rete di Stato che filtra e censura ogni cosa e a cui ad ogni computer viene dato un indirizzo unico così da poter identificare chi lo usa e dove.

 

 

Proseguendo si scelgono la data, l’orario e il luogo (qui è settato su Pyongyang)

 

 

 

e si inizia con l’installazione vera e propria

 

 

 

A installazione ultimata viene richiesto il classico riavvio

 

 

 

 

Si sceglie l’account precedentemente creato e si inserisce la password

 

 

Ed ecco apparire il desktop per la prima volta

 

 

Come già detto all’inizio, il sistema ricalca quasi alla fedeltà l’interfaccia di macOS anche nei dettagli che sembrano più insignificanti, compresi i menu, le finestre e il dock sottostante

 

 

Il browser c’è, è basato su una vecchia versione di Mozilla Firefox e ovviamente qui da noi non funziona

 

 

Questo è per quanto riguarda l’installazione. Il suo utilizzo è semplice, include alcuni programmi (tra cui una suite d’ufficio e un software di creazione di spartiti musicali) ma ad un esame più approfondito si scoprono i vari limiti imposti dal regime.

Tra questi spicca su tutte la funzione che crea in automatico e in maniera invisibile ad ogni file una sorta di “firma” che include il codice seriale del computer che l’ha creato, codice ben presente negli archivi della società che si occupa di tutto, così che in caso di controlli, si sa chi lo ha creato, dove e quando.

È una cosa molto inquietante e su cui ci sarebbe da riflettere.

Fortunatamente è facile aggirare tali blocchi, ma siamo sinceri: da quelle parti in pochissimi sanno come farlo e comunque è sempre un rischio che ancor meno persone vogliono correre.
In attesa che qualcuno cambi le cose lì.

Non è bello ciò che è bello ma che bello che bello che bello!

8 Comments

    • Adriano

      Ignoranza e terrore.

      Ecco perché ho voluto fare questo test, per mettere a conoscenza a cosa va incontro chi vuole usare il computer da quelle parti.

      • AsiaJackson

        E hai fatto bene..?
        Una volta ho visto al tg (ti parlo di un bel po’ di mesi fa) queste persone vestite con abiti poveri, intorno a queste enormi industrie, che stavano davanti a un televisore ancora più gigante. Lì ci stava a parlare il nostro amico chin chun lan e diceva che loro erano ridotti in miseria per colpa degli Stati Uniti. Stavano tutti ad annuire.. ti giuro che quella scena mi è rimasta impressa e qualche volta mi ritorna in mente

        • Adriano

          “1984” di George Orwell fatto realmente.

          Quello che non mostrano è che quando la gente è nelle piazze ci sono poliziotti e/o soldati che minacciano la gente di ammazzarli se non esultano a favore di quell’imbecille.

          Quando vediamo le immagini in tv di gente che festeggia stai sicura che non lo fa di propria spontanea volontà.

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