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Speciale Sanremo 2018 – quarta serata.

Già dall’ascolto della sigla iniziale si capisce che la cosa andrà per le lunghe, questo è sicuro.

È la serata dedicata ai duetti: ciascun campione presenterà il proprio pezzo assieme ad un altro cantante. Quelli de Lo Stato Sociale hanno deciso di strafare: si porteranno appresso il Piccolo Coro dell’Antoniano e Paolo Rossi, che probabilmente palleggerà in diretta con la testa di qualche bambino.

Facendo i conti della serva, saliranno sul palco scarsantanove artisti, senza contare gli ospiti.

Solo per andare e tornare dal microfono andranno via un paio d’ore, alle quali vanno sommate le esibizioni, la pubblicità, una dozzina di brani di Baglioni e le chiacchiere tra Michelle e Pierfrancesco. Per tutti quelli che hanno pensato di rivedere prima o poi l’intera saga di Harry Potter, o quella di Star Wars, è la serata giusta.

Si inizia con una versione metal di Heidi cantata dai tre zuzzurelloni, tutti vestiti di pelle e con la chitarra elettrica in mano. È chiaramente un omaggio, ma non si capisce a cosa. Un brivido corre lungo la schiena: che abbia stirato le zampe Elisabetta Viviani (voce storica di Heidi nda)?

Dopo due minuti entrano in scena delle ombre che si muovono dietro di loro, l’andatura è oscillante tipo zombie ubriaco e, appena arrivano sotto la luce, il terrore assale il pubblico: sono vestiti come Chucky la bambola assassina. Per fortuna si notano distintamente i 32 denti del sorriso di Michelle e questo è rassicurante. Terminata la canzone il pubblico applaude fragorosamente: è chiaramente il sintomo della tensione scaricata per lo scampato pericolo.

Si esibiscono a seguire tutte le nuove proposte e viene chiuso il televoto. Per conoscere il vincitore si dovrà però aspettare ancora, come da regolamento il termine per inviare il bonifico da parte delle società discografiche scade alle 23.

Iniziano i duetti dei campioni, oramai degli artisti in gara si è detto tutto il male possibile, potrebbero montarsi la testa. L’attenzione sarà quindi rivolta a chi ha deciso di macchiare la propria carriera dandogli corda.

Il duetto di Mario Biondi con un viados senza collo di nome Ana Carolina allerta le forze dell’ordine: almeno 12 possessori di TV col subwoofer sarebbero deceduti in seguito all’implosione delle orecchie.

Grande sorpresa! Il Paolo Rossi che accompagna Lo Stato Sociale non è l’ex calciatore ma il comico. I bambini del coro tirano un sospiro di sollievo e finalmente si sente cantare qualcuno in modo decente. I bambini.

La simpatica messinscena attira le lodi della critica e si fa sempre più credibile un loro piazzamento al vertice. Si prevede che l’anno prossimo ci sarà un concorrente vestito da Mazinga che mima un rapporto anale con un sosia di Renzi: vincerà il Festival senza neanche cantare.

Come primo grande ospite c’è Gianna Nannini. La ex di Ramazzotti coglie l’occasione per spiegare al popolo bue cos’è il rock, come se ne sapesse qualcosa. La cantante senese sente l’urgenza[Come no] di un duetto improvvisato e per fortuna Baglioni passava di lì per caso. Dopo il duetto Consoli-Ferro della passata edizione, eccone un altro improbabile sulle note di Amore bello. Ma far cantare assieme due etero come si faceva una volta no eh?

I Decibel si esibiscono con Midge Ure, ex chitarrista dei Visage e leader degli Ultravox. Per omaggiare il compianto “Duca Bianco” la scelta non poteva essere migliore, a parte la bislacca idea di far esibire anche i Decibel.

Roy Paci e Diodato cantano con Ghemon, un esibizionista da parco pubblico con ancora l’impermeabile addosso. Contrariamente alle speranze della Vanoni, non caccia il pene. Dirige il maestro Fresa, omonimo dell’attrezzo che probabilmente usa per tagliarsi i capelli.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli si esibiscono con Giusy Ferreri. L’aggiunta di una voce nasale manda definitivamente all’aria la pronuncia delle vocali. La situazione poteva essere salvata cantando “Ghiribildi fi firiti, fi firiti in ini ghimbi…“, ma la Polizia giunge troppo tardi, ed è strage di vocali.

Interrompiamo la cronaca per annunciare il trionfatore della categoria nuove proposte: il vincitore è Ultimo.
– Macché, mai ‘na gioia. Le cose facili proprio no.

La gara dei cantanti veri[Dubbio necessario] prosegue con Enzo Avitabile e Peppe Servillo, cui si uniscono gli Avion Travel, il C.A.R.A. di Mineo e Daby Touré, anche quest’ultimo proveniente da un paese nei pressi di Catania: il Senegal. E subito è un florilegio di “grazie, ma non ci serve niente“.

La comparsa del trio Meta e Moro più Simone Cristicchi desta allarme: il teatro Ariston reggerà a un tale tonnellaggio di sfiga? Comunque il regolamento del Festival prevede che, anche se pare brutto, toccarsi è lecito.

Meta e Cristicchi cantano con delicatezza un testo difficile e pregno di spessore intellettuale. Comodo, quando c’hai un Moro che si scassa le corde vocali al posto tuo.

Elio e le Storie Tese si esibiscono con i Neri per Caso. C’è grande attesa per il ritorno dei Fichi d’India in una delle loro gag più riuscite. I fan di Bruno Arena e Max Cavallari resteranno però delusi: si tratta infatti degli originali, quel manipolo di disgraziati in abito vedovile che cantano a cappella. Per non dire peggio.

Non è bello ciò che è bello ma che bello che bello che bello!

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