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Quando è meglio mettersi l’anima in pace.

Il mese scorso un ragazzo che conosco (e che ha aperto da poco un negozio di riparazioni) mi ha chiesto se potevo dare una mano per un lavoro da fare insieme ad un’altra persona.

In pratica un suo cliente ha trovato su una panchina un iPad Air di prima generazione 4G LTE. Dopo averlo acceso ha scoperto che il proprietario lo ha bloccato tramite iCloud e che quindi non poteva essere utilizzato se non sbloccandolo con email e password di chi lo ha perso, cosa praticamente impossibile.

Ovviamente ha chiesto se si poteva sbloccare e lui, prima di dare una risposta, ha contattato me e un altro ragazzo per vedere cosa si poteva fare.

La risposta è , ma ad un prezzo così assurdo che conviene mettersi l’anima in pace e lasciar perdere.

Facciamo presente la cosa al tizio, ma lo spendere tanti soldi non sembra preoccuparlo minimamente e quindi procediamo.

Dopo aver ordinato i componenti necessari, io e il secondo ragazzo ci prepariamo all’intervento, dato che il proprietario del negozio non è in grado di effettuare questo tipo di lavori.

Per l’occasione abbiamo dovuto usare anche delle pinze e bisturi di derivazione chirurgica insieme ad una bacinella di tipo reniforme in acciaio dove riporre il tutto.

Quindi ho proceduto ad aprire delicatamente l’iPad, rimuovere una alla volta tutte le connessioni e le antenne (due) attaccate ai circuiti logici fino a togliere completamente la scheda madre e passarla all’altro ragazzo.

Lui la prende e la appoggia in un tappetino apposito contro le cariche elettrostatiche, avvolge le parti attorno alla memoria principale (chiamata in gergo NAND Flash) dell’iPad con un nastro adesivo particolare resistente alle alte temperature per non rovinare gli altri circuiti e componenti e procede alla rimozione della NAND, che altro non sarebbe che l’hard disk dove viene conservato il tutto.

Attraverso una pistola termica impostata ad una temperatura di 320 gradi, poco alla volta riesce a sciogliere il collante sottostante al microchip, pulirlo con un apposito prodotto mediante un cottonfioc dalla colla rimanente e rimuovere sia da esso che dalla scheda madre tutto lo stagno rimanente dall’assemblaggio originale.

Una volta fatto ciò (circa 15 minuti), mi passa la NAND dove la inserisco in un apposito macchinario collegato al computer e la riprogrammo.

Fatto ciò, dopo altri minuti passati a riprogrammare il microchip, lo tolgo fuori dal macchinario e mediante apposita mascherina lo riempio di pasta fissante per poi ripassarlo nuovamente a lui affinché lo riassembli di nuovo nella scheda madre.

Altra colla, appoggio della NAND Flash nel suo alloggiamento e di nuovo una passata di pistola termica (stavolta a 200 gradi) per sciogliere la pasta e la colla fissanti e saldare il tutto.

Una volta terminato mi riconsegna la scheda madre e provvedo al riassemblaggio dell’iPad.

Lo attacco al computer mediante il suo cavo di ricarica nella presa USB per dargli anche un po’ di corrente, lo accendo e tratteniamo tutti il fiato. Non si sa se il lavoro abbia funzionato al 100%, una piccola percentuale di errore bisogna sempre metterla in conto.

I battiti del cuore accelerano in un silenzio quasi irreale mentre l’iPad rimane per una ventina di secondi sulla schermata di accensione con il logo della mela in bella vista.

La schermata di accensione si toglie e parte quella di configurazione. Altro silenzio e i battiti sempre più accelerati: si bloccherà di nuovo o continuerà ad andare avanti?

Messaggio di benvenuto: ok.

Scelta della lingua: ok.

Scelta della zona: ok.

Collegamento ad una rete Wi-Fi: ok.

Salto della scelta della rete Wi-Fi.

Ecco, il blocco – quando c’è – avviene sempre a questo punto.

Tocco sulla voce “salta”.

Due secondi che sembrano eterni.

Impostazione di un codice di blocco.

Saltiamo di gioia: l’iPad è sbloccato.

Continuo con la prima configurazione fino alla schermata principale con le icone e le applicazioni.

Ce l’abbiamo fatta, l’intervento è riuscito.

Spegnimento dell’iPad e consegna al cliente.

Costo totale dell’intervento?

Posso solo dirvi che è stato molto alto. Molto.

Ne valeva la pena? Assolutamente no, ma chi sono io per dire agli altri come spendere i propri soldi?

Alla fine abbiamo festeggiato tutti e tre al bar, e non poteva essere diversamente.

 

Morale della favola: se trovate per strada un qualunque telefono o tablet e decidete di tenerlo per voi, se è bloccato da remoto lasciate perdere perché è buono solo come soprammobile.

A meno che non vogliate buttare un bel po’ soldi per sbloccarlo, in quel caso tanti auguri.

Non è bello ciò che è bello ma che bello che bello che bello!

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