Cazzate

Malasanità.

Guardi qua, dottò: il paziente è bluastro e non respira!
– Infermiere al capezzale di un ammalato.

Si dice cianotico, cretino. E togli i piedi dal tubo dell’ossigeno!
– Medico mentre alza gli occhi al cielo e si gratta i testicoli.

 

La malasanità è un metodo operativo utilizzato in ambito sanitario quando le competenze in materia sono carenti o quando la voglia di lavorare risulta deficitaria, cagionando un danno al paziente. E facendo la fortuna degli avvocati.

 

Origini.

Il primo caso di malasanità è documentato nientemeno che nella Bibbia. Si tratta dell’ablazione di una costola subita da Adamo ad opera di Dio che, pur avendo operato in anestesia totale, non ha indossato i guanti sterili come da protocollo.

Al termine dell’intervento, non solo Adamo non era comunque in grado di praticare dell’autoerotismo selvaggio, ma si è pure trovato in compagnia di una donna che gli svuotava regolarmente il bancomat, gli teneva il broncio se si attardava all’osteria dopo le 21 e per finire lo avrebbe tradito con un serpente. E rifiutava il sesso anale.

In quel tempo mancavano le schiere di avvocati che sicuramente avrebbero fatto valere le ragioni di Adamo, quindi Dio ebbe gioco facile a cacciarlo dal Paradiso già alla prima rimostranza.

 

Elevazione a sistema.

Nel tempo è venuto a codificarsi un vero e proprio sistema atto ad operare in perfetta malasanità. Esso si basa sui seguenti requisiti essenziali.

 

Ignoranza.

Spesso si parte dal presupposto che l’operatore sanitario sia preparato e competente. Se fosse davvero sempre così, saprebbe come comportarsi di fronte a ogni situazione, riuscendo ogni volta a prendere la decisione più opportuna, sempre nell’esclusivo interesse del paziente.

Un’inadeguata conoscenza della materia conduce invece a procedere per tentativi: se il sanitario è geneticamente dotato di una fortuna sfacciata riesce ad azzeccare diagnosi e trattamento, mantenendo intatta la sua credibilità e linda la sua fedina penale.

Ma è noto che la percentuale di “nati con la camicia” non supera mai lo 0,qualcosa%, di conseguenza, a parte rarissimi casi, il tempo libero dell’ignorante è occupato da dibattimenti processuali, tentativi di conciliazione, contenziosi assicurativi e, non di rado, tentativi di fuga per arruolarsi nella Legione straniera.

 

Frustrazione.

Un lavandino sanitario fresco di studi, e con le migliori intenzioni di questo mondo, si prefigura una carriera brillante, un radioso avvenire e, chissà, magari un Nobel col quale vantarsi sui social network.

Ma già all’inizio della carriera si rende conto di quanto la realtà sia lontana dalle sue aspettative: lavora spesso in strutture fatiscenti, con gravi carenze tecniche e professionali, in cui regna la corruzione, lo spreco delle risorse è fuori controllo e i suoi colleghi sono sleali, arrivisti e disposti a tutto pur di farsi le scarpe a vicenda. E la loro vittima preferita è proprio il neofita che vive nel suo mondo fatato.

In breve egli si rende conto che i suoi sogni erano proprio sogni, ma di quelli che si trasformano in incubi. Le sue spettative subiscono un tracollo verticale, come quello delle Torri gemelle l’11 settembre 2001.

A seconda della gravità del trauma subìto, il sanitario viene colpito da un più o meno profondo senso di frustrazione, che si ripercuote sull’attività professionale e annichilisce ogni proposito di miglioramento. La conseguenza è l’adozione di un modus operandi definibile ad magna Carola o ad nerchiam molossi, dichiarato fuorilegge persino da Luigi Di Maio, data la sua palese inefficacia. Anche il frustrato è seriamente candidato all’arruolamento nella Legione straniera.

 

Distrazione.

Ogni attività professionale, da quella più umile alla più prestigiosa, va svolta con concentrazione e precisione: non sono ammesse distrazioni di alcun genere. In medicina questo concetto è portato all’esasperazione. Ciò provoca, come effetto collaterale, proprio quello che si cercava di evitare: la distrazione, o meglio, le distrazioni. Il loro insieme, infatti, individua e raggruppa i due seguenti sottoinsiemi:

Distrazione endogena.

Riguarda le distrazioni scaturite o scatenate dall’individuo: un pensiero collaterale che d’improvviso si insinua nella forma mentis precostituita, un lapsus, un tic, un rutto o una scorreggia non programmata e sfuggita al controllo costituiscono la causa prima di un gran numero di errori umani, ciascuno dei quali provoca un caso di malasanità e, non di rado, lo stroncamento di una brillante carriera.

Distrazione esogena.

Comprende tutti quegli stimoli esterni che deviano l’attenzione il più lontano possibile da quello che si sta facendo.

Gli stimoli esterni possono essere di qualsiasi natura: visivi, uditivi, tattili, olfattivi e gustativi. Si verifica anche il caso in cui quella che per uno è una distrazione endogena, può essere per un altro una distrazione esogena.

Fece scalpore a suo tempo il caso dell’ospedale Big Boobs di Manate sul Labbro: il professor Guido Maria Trinciapollo, primario emerito del reparto di chirurgia d’urgenza, ma senza spingere, stava eseguendo un difficile intervento su uno sfortunato paziente affetto da articolazione scapolo-mandibolare congenita. Tale bizzarria genetica costringeva il malcapitato a muovere su e giù le spalle per poter masticare i cibi, causandogli gravi problemi nelle relazioni interpersonali.

Durante la delicata fase di lussazione dell’articolazione anomala l’anestesista emise un peto saturo di gas esilarante, che usava di nascosto a scopo ricreativo. In pochi istanti l’intera équipe operatoria scoppiò a ridere, senza riuscire a fermarsi.

Il professor Trinciapollo, tra uno sghignazzo e l’altro, tentò di portare a termine l’intervento da solo, con risultati devastanti: il paziente ora aveva sì la mandibola indipendente dalle scapole, ma anche l’apparato digerente rivoltato al contrario, cosicché fu costretto a nutrirsi tramite clisteri e a defecare dalla bocca mediante conati di vomito. Inoltre ampie volute intestinali gli fuoriuscivano dalle orecchie.

 

Però… ahahahahah… quel tizio… ahahahahahah… un po’ di faccia da culo ce l’avevahahahahahah!
(Il professor Trinciapollo poco prima di traslocare a San Vittore)

 

Anche il distratto si arruola spesso nella Legione straniera, ma spesso si perde prima di arrivarci.

 

Disinteresse.

Non sempre è figlio di frustrazione e rassegnazione, ma spesso lo è di putt ha radici molto più profonde: riguarda tutti coloro che hanno intrapreso una qualunque professione sanitaria semplicemente per sbarcare il lunario.

Per costoro lavorare in una struttura prestigiosa o nel più fetido ospizio semiclandestino non fa alcuna differenza, l’importante è portare a casa la busta paga mensile.

Il concetto di “braccia rubate all’agricoltura” trova la sua massima esplicazione tra i disinteressati: un individuo che sarebbe potenzialmente un ottimo appendiabiti o un valente collaudatore di materassi, chissa perché, decide di indossare un camice bianco e giocare al dottore.

Il disinteressato, nel corso della sua carriera lavorativa, eleverà progressivamente la qualità del suo disinteresse, portandola a livelli estremi e contemporaneamente facendo crollare la credibilità della propria struttura, eppure è difficilissimo licenziarlo: non gli si fa di certo un dispetto perché non gliene importa nulla. Il disinteressato è disinteressato anche ad arruolarsi presso la Legione straniera.

 

Ipertrofia dell’ego.

Perché le mie manine sono sante! E i protocolli sono carta buona per pulirsi il deretano!
– Il professor Gerardo Peroni Suturati risponde alla domanda: “Perché non rispetta i protocolli tecnici che impongono il lavaggio delle mani preoperatorio?

 

L’ego, come la prostata, può essere soggetto a ipertrofia, ma non può essere tenuto sotto controllo con una semplice pastiglia: finora l’unico trattamento realmente efficace sembra essere il plotone di esecuzione. Si stima che un solo ego mastodontico e ben pasciuto possa generare casi di malasanità in modo incontrollabile.

I soggetti affetti da ipertrofia dell’ego possono apparire come anarchici nostalgici e un po’ romantici, in realtà la loro personalità è militarmente inquadrata a rispettare una sequela di regolamenti atti a infrangere altri regolamenti. Al momento non si conoscono le cause che determinano l’ipertrofia dell’ego, anche se emerge da alcuni studi condotti a doppio intestino cieco che una buona metà dei casi è congenita, ossia presente alla nascita del soggetto.

Anche la prevenzione è carente: per mere questioni politiche e di comodo non si vuole più ricorrere al Monte Taigeto o alla Rupe Tarpea, sebbene la loro efficacia sia certificata da secoli.

I soggetti con ego ipertrofico non si arruolano nella Legione straniera: è la Legione straniera che li arruola.

 

Come evitare la malasanità.

È sufficiente sentirsi bene.

Non è bello ciò che è bello ma che bello che bello che bello!

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