Pensieri

Gioia infinita.

È lunedì pomeriggio, leggo qualche news e subito sento l’impellente bisogno di mettere musica rilassante. Lo consiglio anche a voi durante la lettura di questo post.

Oggi infatti parleremo di Web Tax.

 

E che diamine è?

La scorsa settimana la Commisione Bilancio del Senato ha approvato la cosiddetta Web Tax, ovvero una tassa (di cui se ne sentiva taaanto bisogno) sulle transizioni digitali fatte online. Tale emendamento, a firma di Massimo Mucchetti (PD), è stato oggetto di numerose revisioni nel tempo, soprattutto a causa di tensioni politiche più che per divergenze sulle normative. Tradotto in parole povere: la tassa starebbe bene a tutti, ma visto che siamo in campagna elettorale…..

 

Spiegaci di più.

Ok. La Web Tax è stata creata perlopiù per colpire i grossi colossi del Web che vendono online quali Amazon, Ebay e compagnia bella applicando un 6% in più (escludendo l’IVA) al prezzo finale di acquisto. Ad esempio: se acquisterete un prodotto per 100 €, questo diventerà 106 € (100 + 6%) + IVA.

Tale tassa entrerà in vigore a partire dal 2019 ed escluderà le imprese agricole, i soggetti che hanno aderito al regime forfettario e i cosiddetti “minimi”.

 

C’è altro?

Certo che sì. Come al solito fatta la legge fatto anche il pasticcio. Dato che tale tassa colpirà chiunque venda non solo al grande pubblico (Business-to-Consumer) ma anche ad altre aziende (Business-to-Business), il Ministero dell’economia dovrà emanare un decreto correlato entro il 30 aprile 2018 con tutte le definizioni dei servizi a cui verrà applicata l’imposta.

Dopodiché il direttore dell’Agenzia delle Entrate, entro 60 giorni, dovrà stabilire le modalità di comunicazione al Fisco delle transazioni che derivano da prestazioni di servizi con mezzi elettronici e anche gli adempimenti dichiarativi e di pagamento della web tax.

Praticamente vogliono i soldi da questa nuova tassa ma non sanno come riscuoterli perché non ci hanno ancora pensato. Dei geni.

Ma vabbè, stiamo parlando del PD, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

Insomma, il destino fiscale di molte attività sarà legato ai futuri decreti attuativi del Governo. Bello, vero?

 

Ma le imprese che hai citato sono straniere.

Sì, e hanno sedi locali un po’ ovunque, ma ciò non toglie che dovranno pagare ugualmente. Per loro faranno da garante le banche come intermediari tra lo Stato Italiano e la società non residente in Italia. Come faranno a pagare se stanno all’estero? Te l’ho detto che ci devono ancora pensare…

 

E le imprese italiane coinvolte o quelle residenti in Italia?

Teoricamente il balzello in più servirà ai soli fini dei versamenti delle imposte sui redditi, e l’eccedenza potrà essere gestita per compensare Irpef, Ires, contributi previdenziali ed assistenziali. E qui partono grosse e grassissime risate in quanto sappiamo già che non sarà così ma oh, in campagna elettorale non si promettono cazzate?

 

Dicci cosa ne pensi.

Se proprio insistete…

Non bisogna essere dei cervelloni per capire che questa è l’ennesima truffa fatta dai paladini dei lavoratori che colpisce sia i cittadini che le imprese nazionali.

Infatti altro non è che l’ennesima tassa sulla tassa che le imprese pagano già da ora. Difatti, dato che le aziende (anche quelle estere) per vendere nel nostro Paese pagano già l’IVA, con questo 6% in più si passerebbe, di fatto, ad avere l’IVA non più al 22% ma al 28%. E la pagheremo noi!

Il coinvolgimento delle banche come mediatori fa capire come una parte del bottino tocchi necessariamente anche a loro pur se in maniera nascosta.

Le grosse multinazionali straniere continueranno a pagare tasse ridicole lo stesso in quanto le sedi fiscali le hanno in altri paesi europei ma non da noi (e a ragione direi a questo punto), quindi – come già detto prima – il costo ricadrà tutto su di noi. Anche perché vuoi che non riuscirebbero a trovare una scappatoia per tutto questo e continuare a vendere ugualmente? Al massimo non venderanno più in Italia e sarà sempre il consumatore a prendersela in quel posto. Due volte.

Il lasciare tempo fino al 30 aprile 2018 al come riscuotere questi soldi significa inoltre scaricare la patata bollente al prossimo Governo che verrà, quando ormai la bastardata è già bella che fatta oggi. E indovinate chi si prenderà la colpa di tutto questo?

Oltretutto, il termine “transizioni digitali” vuol dire tutto e niente. Un bonifico online verso un altro conto corrente è una transizione digitale, un acquisto online è una transizione digitale, il pagamento tramite PayPal o carta di credito/debito è una transizione digitale. E il contrassegno?

Insomma, questa ennesima carognata di fine legislatura (a cui si aggiungerà presto anche quella del Digitale Terrestre 2.0) fa capire che se non ci facciamo svegli e furbi alla svelta sarà il caso di rivedere tante cose.

 

E comunque vi avevo avvisati all’inizio di leggere tutto questo con della musica rilassante in sottofondo.

Non è bello ciò che è bello ma che bello che bello che bello!

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